Impiego di acidi umici e fulvici in agricoltura di P. Dormio

Impiego di acidi umici e fulvici in agricoltura di P. Dormio

La sostanza organica nel suolo svolge molteplici funzioni e la sua presenza
influenza positivamente la fertilità fisica, chimica e microbiologica del suolo. In
generale, si può affermare che, i livelli ottimali di sostanza organica nel
terreno dovrebbero essere il 3% ma nella pratica agronomica, trovare nel
terreno valori che arrivino al 2% di sostanza organica, è un dato
estremamente soddisfacente. Nei suoli, il livello della sostanza organica,
generalmente è sempre basso e spessissimo lo si ritrova a valori inferiori
all’1%.  La scarsità della sostanza organica nel terreno è dovuta a molteplici
fattori, la principale è l’interruzione degli apporti della sostanza organica che
bilanciano il ciclo della sostanza organica stessa. Questo è aggravato dalla
difficoltà di reperire matrici organiche di buona qualità. È necessario quindi
ricorrere soluzioni che consentano di mantenere alto il livello della sostanza
organica nel terreno, proprio per preservarne la fertilità nel suo complesso e
mantenere le produzioni vegetali a livelli ottimali. Una buona possibilità è
data dall’impiego di acidi umici e di acidi fulvici.
Gli acidi umici e fulvici sono estratti generalmente dalla leonardite e il loro
effetto benefico si manifesta nel miglioramento delle caratteristiche del
terreno tanto da aumentarne la capacità di scambio cationico. Si possono
considerare come sostanza organica concentrata e manifestano i loro
benefici anche a piccole dosi di applicazione. Questi composti aumentano
l’assorbimento degli elementi nutritivi per mezzo di gruppi carbossilici e di
gruppi fenolici. Nel complesso regolano i processi di mineralizzazione,
riducono accumuli di salinità e aumentano lo sviluppo dell’apparato radicale e
l’elenco dei loro effetti benefici potrebbe ancora continuare a lungo.
Gli acidi umici e fulvici, possono anche essere impiegati per via fogliare e in
questo caso rendono più permeabile la membrana cellulare e svolgono
un’azione biostimolante. La loro qualità viene determinata dal contenuto di
sostanza organica sul tal quale, dal contenuto di sostanza organica sulla
sostanza secca e dalla percentuale di sostanza organica umificata sulla
sostanza secca (più alto è questo valore migliore sarà il prodotto). 
Generalmente il contenuto di azoto organico in questa tipologia di prodotti è
molto basso. Più basso è questo valore è più la sostanza si può dire stabile e
matura e quindi, migliore.
La differenza sostanziale tra acidi umici e acidi fulvici è data dalla dimensione
molecolare (gli acidi umici hanno una dimensione maggiore e quindi un peso

molecolare maggiore) e dalla tecnica di estrazione del prodotto dalla
leonardite. Gli acidi umici vengono ottenuti attraverso un mezzo estraente
che alla fine del processo produce una materia prima dotata di un pH elevato
ed una elevata conducibilità elettrica.  Gli acidi fulvici generalmente hanno
una metodologia di estrazione dalla leonardite che consente di ottenere un
prodotto finito con un pH molto più basso addirittura acido ed una
conducibilità elettrica ridotta.
Per questi motivi, nei suoli meridionali, che generalmente hanno un pH
elevato, le migliori risposte agronomiche si ottengono con l’impiego di acidi
fulvici. 
Una importante applicazione di questi prodotti è anche quello di usarli
abbassare il pH delle soluzioni che vengono impiegate per i trattamenti
fitoiatrici, per esempio è noto che l’impiego del Bacillus thuringiensis richiede
somministrazioni con soluzioni a pH acido per preservarne l’efficacia. La
difficoltà di trovare prodotti acidificanti ammessi in agricoltura biologica, può
essere facilmente superata ricorrendo all’impiego i prodotti a base di acidi
fulvici che siano ammessi in agricoltura biologica allo scopo di abbassare il
pH delle soluzioni e ottenere in contemporanea un effetto biostimolante sulla vegetazione.

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