Le attività di agricoltura sociale. di A. Casieri

Le attività di agricoltura sociale. di A. Casieri

Le attività di agricoltura sociale svolte dagli imprenditori agricoli e dalle cooperative sociali si possono suddividere in due branche.

La prima riguarda l’insieme delle attività agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile e quelle facenti capo alla legge n. 141 secondo cui sono da considerare come agricoltura sociale le attività finalizzate all’inserimento socio‐lavorativo di lavoratori con disabilità e di lavoratori svantaggiati, definiti ai sensi dell’articolo 2, numeri 3) e 4), del regolamento (UE) n. 651/2014 della Commissione, del 17 giugno 2014, di persone svantaggiate di cui all’articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381, e successive modificazioni, e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale.

Più precisamente è svantaggiato:

  • chiunque   sia   riconosciuto   come   lavoratore   con disabilità   a   norma   dell’ordinamento   nazionale   o   chiunque presenti durature menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che, in combinazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione all’ambiente   di   lavoro   su   base   di   uguaglianza   con   gli   altri lavoratori;
  • chiunque soddisfi una delle seguenti condizioni: a) non avere un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi; b) avere un’età compresa tra i 15 e i 24 anni; c) non possedere un diploma di scuola media superiore o professionale (livello ISCED 3) o aver completato la formazione a tempo pieno da non più di due anni e non avere ancora ottenuto il primo impiego regolarmente retribuito; d) aver superato i 50 anni di età; e) essere un adulto che vive solo con una o più persone a carico; f) essere occupato in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo‐ donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo‐donna in tutti i settori economici dello Stato membro interessato se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato; g) appartenere a una minoranza etnica di uno Stato membro e avere la necessità di migliorare la propria formazione linguistica e professionale o la propria esperienza lavorativa per aumentare le prospettive di accesso ad un’occupazione stabile.

C’è poi una seconda branca di attività di agricoltura sociale che riguardano specificamente le attività di fornitura di servizi sociali, socio‐sanitari, educativi mediante l’utilizzazione di attrezzature o risorse materiali e immateriali impiegate nelle attività agricole. La legge 141 raggruppa dette attività in tre tipologie:

  • prestazioni e attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse materiali e immateriali dell’agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana;
  • prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche,  psicologiche  e  riabilitative  finalizzate  a  migliorare  le
  • condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  • progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare e di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

A differenza delle attività connesse, riferite al primo raggruppamento, la fornitura di servizi educativi, sociali e socio‐ sanitari (previsti nella seconda branca) può anche prevalere rispetto alle altre attività. Vale a dire che esclusivamente per i servizi  educativi,  sociali  e  socio‐sanitari  il  criterio  della connessione non è legato al principio della prevalenza. Nella legge sull’agricoltura sociale non c’è, infatti, alcun riferimento alla prevalenza così com’è, invece, espressamente previsto dalla legge sull’agriturismo.

Per quanto riguarda il regime fiscale, i servizi educativi, sociali e socio‐sanitari forniti dalle imprese agricole dovrebbero rientrare nelle normative già previste per la fornitura di altri servizi, escludendo l’applicazione del criterio della prevalenza.

Lascia una Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.